Jasmine Paolini vince a Doha. Primo Masters 1000 in carriera

(Foto P.Boren)

da eurosport.it

Jasmine Paolini supera Anna Kalinskaya per 4-6 7-5 7-5 al WTA 1000 di Dubai e conquista il titolo più importante della sua carriera. Da lunedì sarà la nuova n°14 del ranking WTA. E’ solo la terza italiana della storia a vincere un ‘1000’ dopo Pennetta e Giorgi. Un torneo vinto contro pronostico in tutte le partite che ha affrontato fin dal primo turno. Era sfavorita con Haddad-Maia, nonché sotto di un set e break. Ha vinto. Era sfavorita con Leylah Fernandez. Ha vinto. Era sfavorita con Maria Sakkari. Ha vinto. Era sfavorita con Elena Rybakina, ma la kazaka ha dato forfait per problemi fisici. Era sfavorita con Sorana Cirstea. Ha vinto. Era sfavorita oggi, in finale, con Anna Kalinskaya, specie dopo quanto successo qualche settimana fa all’Australian Open, e complice anche l’incredibile cammino della russa in questo torneo, capace di regolare Gauff e Swiatek nel giro di pochi giorni. Ma ha vinto anche qui. E’ questa la favola e l’incredibile storia di Jasmine Paolini, nuova campionessa del torneo WTA 1000 di Dubai, categoria di tornei inferiore solo ai titoli slam. La tennista toscana firma l’impresa della vita, conquistando il secondo titolo della carriera dopo una finale al cardiopalma concluso col punteggio di 4-6 7-5 7-5. Un successo che la lancia al n°14 della classifica WTA, ma soprattutto che la incorona dentro un cerchio assai ristretto per la racchetta italiana femminile: solo Flavia Pennetta a Indian Wells 2014 e Camila Giorgi a Montreal 2021 erano riuscite a conquistare prima della Paolini questa categoria di tornei. Un traguardo, come definito dalla stessa Jasmine sulla telecamera firmata a fine partita, semplicemente ‘incredibile’. Perché contro pronostico sempre, appunto. E perché anche oggi, per trionfare, è risalita da una situazione complicatissima.

 

Esattamente come qualche settimana fa agli ottavi dell’Australian Open, l’idea tattica della Kaliskaya si era ritradotta da subito in uno spinoso caso da risolvere sul campo per la Paolini: evitare che la russa potesse colpire e andare in comando dello scambio con i piedi vicino alla linea di fondo. Trama palesatasi immediatamente nel match, con Jasmine subito sotto di un break e costretta immediatamente agli straordinari per rientrare; ma senza che il controbrek della Paolini scalfisse le certezze della Kalinskaya, evidentemente memore della partita dominata in Australia. Dal 4-3 Paolini infatti, la russa ha inserito una sorta di pilota automatico che è stato anche il suo momento migliore della partita: 5 game consecutivi che non solo le consegnavano il primo parziale e un break di vantaggio nel secondo set, ma davano la sensazione di poter rivedere quanto accaduto agli ottavi di finale di Melbourne dove dopo il primo set lottato, la russa prese il largo concedendo le briciole. E invece, Jasmine Paolini, fedele al piano tattico evidentemente studiato con coach Furlan, questa volta ha avuto il merito di non scomporsi, passando all’incasso alla distanza. Game dopo game, recupero dopo recupero, scambio dopo scambio, variazione dopo variazione, Paolini è entrata un po’ sotto pelle alla Kalinskaya, che sul più bello, sia nel secondo che nel terzo set, è crollata. È in particolare il terzo parziale però il più grave per la russa, che forte di un break di vantaggio conquistato nel primo game e portato fino al 5-4, 15-0 e servizio, ha iniziato a giocare rigida e tesa alla vista del ‘traguardo’. Paolini, di contro, proprio nei momenti più complicati, è rimasta lì a giocare, prendendosi con testa e cuore anche i piccoli omaggi della russa, e strappandole così il servizio nel dodicesimo gioco di entrambi i set. Insomma: resistenza, testa e cuore la ricetta del successo finale.

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