Australian Open : Osaka troppo forte, Serena sogno rinviato

Da eurosport.it
Risultati :
N. Osaka (GIA) b S.Williams (USA) 63 64
Melbourne – Con una partita di devastante superiorità Naomi Osaka spazza via quel che resta di competitivo di

Serena Williams a questo alto livello: 6-3 6-4 in poco più di un’ora per una partita dal punteggio anche più vicino di quanto non abbia detto il campo. Quarta finale slam per Osaka: sfiderà Brady o Muchova.
L’impietoso scorrere dei tempi. Il terrificante schiaffo della giovinezza al mito che fu, per una partita dal punteggio finale che lascia intendere più equilibrio di quanto in realtà non ce ne sia stato. Naomi Osaka è la padrona attuale del tennis femminile di cui fu regina Serena Williams.
Sì perché Serena uno slam non lo alza più da 4 anni, quando proprio qui, in quella magica edizione vintage del 2017 in finale contro sua sorella Venus, si impose per l’ultima volta. Da lì in poi solo schiaffi sul più bello: da Osaka, a sorpresa, in quello US Open 2018 che decretò la nascita della giapponese passando per le finali stra-perse a Wimbledon contro Kerber o Osaka. Persino da Andreescu, in quell’exploit della canadese a cui non sono più susseguiti risultati, anche e soprattutto per i guai fisici. E queste sono solo le finali. Si potrebbero citare le cadute con Pliskova o Kenin; si potrebbe infierire su quella con Qiang Wang proprio qui l’anno scorso o con la Pironkova all’ultimo Ronald Garros. Perché nulla è per sempre e questa semifinale contro Naomi Osaka non può non aver svegliato anche gli ultimi che in questi anni si sono rifiutati di ammettere l’ovvio: in una partita al top Serena Williams non è più competitiva.
Oggi, ad esempio, Naomi Osaka il top non l’ha nemmeno dovuto trovare. Basti guardare il primo set della partita cui ci accingiamo a raccontarvi: un avvio contratto della giapponese; la chance di chiudere il gioco per la Williams nei primi 5 game della partita; un break di vantaggio; il 36% di prime in campo della Osaka… Risultato? 6-3 a favore della giapponese. Non serve nemmeno aggiungere altro. Diventa persino superficiale raccontare la superiorità della Osaka, che limitandosi a impattare come sa nello scambio, ha smascherato una Williams il cui vero miracolo è apparso arrivare ancora una volta in semifinale.
Una partita in cui Serena è stata solo protagonista involontaria di una trama a senso unico. Perché se anche fosse salita 5-0 in quel primo set, quando poi si è iniziato a scambiare non c’è stata storia. Così come nel secondo set, dove solo un’Osaka da 3 doppi falli in un game ha rimesso in partita la propria avversaria; salvo poi accorgersi che le tensioni oggi non avevano senso. Dal 4-4 del secondo set, infatti, il parziale è stato di 8 punti a 0. Otto. A zero. Ricordate con una Williams realmente competitiva qualcosa del genere in carriera? Noi no. E non per memoria, ma per realtà dei fatti: quando Serena era Serena, tali momenti erano proiezioni utopistiche.
Insomma, Osaka vola in finale contro Brady o Muchova senza nemmeno sudare più di tanto. Forte della sua giovinezza, almeno oggi, ancor prima del tennis. Qualcosa a cui non si può ambire né tantomeno allenare, ma solo accettare; in quell’inesorabile natura a cui ogni essere umano di questo pianeta, non importa nazionalità, sesso o estrazione sociale, deve sottostare: l’impietoso scorrere del tempo. (351)

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