ATP Sofia : Titolo a Sinner, seconda vittoria a Sofia

da  supertennis.tv

Sofia – Jannik Sinner ha vinto facile il suo secondo titolo a Sofia, il quarto in carriera, su un Monfils che lo aveva fatto impazzire agli Us Open. Merito di un tennis che si è ancora evoluto e gli permette di controllare meglio la partita, tirando forte solo quando serve
Quello conquistato a Sofia è il quarto titolo ATP per Jannik Sinner dopo quelli di Sofia 2020, Melbourne e Washington 2021
Oggi sui social è la giornata degli elogi sbrodolati: Jannik Sinner ha dominato la finale dell’ATP 250 di Sofia con Gael Monfils ed è ridiventato per tutti un fenomeno, a maggioranza bulgara.
Certo, il campione francese è un osso durissimo e i 5 set-maratona del recente confronto newyorkese, facevano pensare a una sfida rovente. Il fatto che si sia trasformata in una passerella mette Jannik su un piedistallo all’unanimità. E via con i superlativi, gli encomi, i baci e gli abbracci, tutti sul carro del trofeo sotto la pioggia di coriandoli.
Sinner ha preso invece la vicenda per il verso che le compete e l’ha liquidata in un sorrisino di circostanza, due parole di sentito rispetto per l’avversario e un bell’abbraccio con Cristian Brandi e Dalibor Sirola che lo hanno accompagnato a Sofia, due delle tante anime del team di Riccardo Piatti che stanno lavorando con l’altoatesino per raggiungere il tetto del mondo.
“Il livello del match è stato molto alto. E’ stata una partita molto dura anche sul piano fisico – ha detto, laconico – E’ stata la mia miglior partita qui: non è mai facile giocare contro Gael. In certi momenti sono stato anche più fortunato di lui”.
E ha concluso: “Complimenti Gael. So che non ti piace giocare senza la gente intorno (il torneo era a porte chiuse n.d.r.). Il tennis però ha bisogno di te. Ringrazio il mio team: abbiamo lavorato tanto, tante ore con Dalibor, con Cristian. Cerchiamo di migliorare giorno dopo giorno, Grazie davvero”.
Il tetto del mondo, dicevamo: qui sta il punto. Sinner ha vinto. E’ contento. E si gode i suoi coriandoli. Per lui però questo è l’ennesimo successo di tappa verso ben altri traguardi. E’ un successo importante non perché gli fa eguagliare il record di titoli in un anno vinti da un azzurro (a quota 3 solo lui, Barazzutti, Bertolucci e Fognini) e non perché solo Paolo Bertolucci aveva conquistato lo stesso titolo in due successive edizioni del torneo. E’ importante perché gli dà la conferma che il lavoro che sta facendo va nella giusta direzione. E dunque il traguardo quello vero, quello finale, quello più alto, è un po’ più vicino. O meglio: è ben centrato nel mirino. Quali sono gli aspetti nuovi visti a Sofia? Il primo è legato al servizio: si è parlato di una messa a punto che prevede un gesto più raccolto e un lancio di palla più lato. Cose che si possono mettere a regime dopo mesi di prova e riprova. Nella finale di Sofia si è vista una prima palla che usciva con meno sforzo. Piatta, veloce, difficile da leggere e da gestire. Monfils ne ha fatto le spese non trovando quasi mai il tempo per rispondere in modo insidioso. E molto spesso sbagliando subito. Il 93% di punti conquistati quando è riuscito a mettere a segno la prima palla è sufficientemente esplicativo di quello che può rendere all’azzurro questa soluzione evoluta.
L’altro aspetto fondamentale del gioco del Sinner “bulgaro” è la scelta di un ritmo più controllato da fondocampo. “Vi prego fate tornare il Sinner che spacca la palla, non ce la faccio a vederlo rallentare per non sbagliare (e sbagliare uguale)” era il commento di un appassionato tifoso su Twitter ieri.

Ci è rimasto impresso perché rifletteva il dubbio che il Sinner, vincitore delle Next Gen ATP Finals nel 2019, capace di cancellare dal campo un Alex De Minaur già protagonista a livelli assoluti, o quello che spaventava Nadal a Parigi nel 2020, sembrava un parente lontano di quello di questi ultimi mesi. Il dubbio che stesse dando una regolata alla sua potenza straripante un po’ troppo presto, a qualcuno è venuto. Chi non ha giocato a livello agonistico fatica però a rendersi davvero conto del fatto che in molte situazioni di gioco offrire all’avversario una palla forte e tesa, per quanto profonda e angolata, rischia di essere un regalo anziché una minaccia. La partita vinta oggi con Monfils ne è stata una bella dimostrazione. Sinner ha impostato gli scambi a velocità sostenuta ma non troppo, con una bella dose di rotazione che gli ha permesso di giocare con ampi margini di sicurezza: poteva così aspettare la palla giusta per spingere forte alla ricerca del vincente.
Nel tennis di alto livello spingere forte vuol dire vedersi tornare indietro una palla altrettanto veloce e dunque avere poco tempo per la nuova scelta e soluzione. “Bissinner” invece ha impostato una velocità di crociera che gli ha permesso di non essere mai in affanno sulle accelerazioni di Monfils il quale, a sua volta, si è trovato doppiamente in difficoltà, non trovando sempre una palla profonda e pesante sulla quale appoggiarsi.

Quante volte l’abbiamo visto ‘andare lungo’ nel tentativo di forzare? Non era solo demerito suo: Jannik aveva inserito negli scambi una componente nuova, cioè l’ingrediente che, oltre ad avvantaggiare i propri schemi, faceva anche giocare male l’avversario, portandolo fuori dalla sua “confort zone”. E’ il modo in cui vincono i grandi campioni, Djokovic, Federer, Nadal: impongono il loro schema a partire da quell’azione di gioco che meno l’avversario gradisce. L’effetto finale è devastante. Li fa vincere in scioltezza, come ha fatto Jannik a Sofia. Per la seconda volta a soli 20 anni. Bene, bravo… tris.

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