US OPEN : Naomi Osaka regina di New York

A.Mastroluca per www.supertennis.tv

(Foto USTA e P.Boren)

Un inno alla gioia, nel silenzio dell’Arthur Ashe vuoto.

Naomi Osaka

stesa nel blu dello stadio più grande del mondo vuoto è l’immagine dello US Open 2020. La giapponese ha appena sconfitto 16 63 63

Victoria Azarenka

nella prima finale decisa al terzo set nella storia del torneo dal 2016, e vinto il suo terzo Slam. “Pensavo a tutte le volte che avevo visto i grandi giocatori lasciarsi andare a terra e guardare il cielo. Ho sempre voluto capire cosa vedevano”. Che campionessa sei, se non hai mai visto il cielo?

Il suo, di cielo, è molto più blu di due anni fa, dopo il primo trionfo a New York, anche allora senza un’adeguata celebrazione, oscurata, affogata dalle manifestazioni di rabbia ostile del pubblico dopo la sconfitta di Serena Williams, inviperita contro il giudice di sedia Carlos Ramos. Allora come oggi, ha detto, “ho cercato di concentrarmi solo su quello che ero in grado di controllare”.

Osaka diventa la prima giocatrice asiatica con tre Slam in carriera e risale al numero 3 del mondo. Torna il tre, numero che si identifica con un’idea di perfezione, per la sportiva più ricca dell’ultimo anno. Azarenka, nonostante la finale persa, rientrerà in top 20: sarà numero 14 la prossima settimana.

Avrebbero dovuto incontrarsi due settimane fa, nella finale del WTA spostato da Cincinnati a Flushing Meadows ma Osaka si è ritirata. Il destino le riporta sullo stesso campo a due settimane di distanza. Di rosa vestita Azarenka, con un outfit colorato, versione femminile della linea vintage stile Agassi ’90 che ha attirato l’attenzione in questa edizione del torneo. Con i capelli al vento Osaka, che sfoggia il nome di Tamir Rice, dodicenne nero ucciso a Cleveland nel 2014 sulla mascherina: per non dimenticare.

La tv USA ESPN ha scelto di trasmettere prima della finale, in anteprima mondiale il video del nuovo singolo di Mariah Carey, “Save the day”. Ovvero, “salva la giornata”, “fai qualcosa per trasformare una situazione negativa in un evento positivo”.

Come racconta il sito dello US Open, Carey ha ottenuto la possibilità di girarlo all’interno di Flushing Meadows, all’ombra dell’Arthur Ashe Stadium, per lanciare un messaggio di speranza, di impegno collettivo accompagnato anche da immagini di celebri tenniste del passato.

Nell’impianto dedicato a Billie Jean King, Osaka ha salvato la sua, di giornata, applicando uno dei consigli più citati ma non sempre più usati dell’atleta che più di tutte ha trasformato la visione del tennis femminile. I campioni, diceva, si adattano.

Dopo la prima mezz’ora, contro una versione di Azarenka lucida, feroce, veloce come negli anni migliori, non le restava che adattarsi. Quando sei sotto 6-1 2-0 e la tua avversaria ha la palla game per tenere la battuta e salire 3-0 c’è poco altro da fare. Qui è venuta fuori la qualità di Osaka. Penalizzata da 13 gratuiti contro soli cinque vincenti nel primo set, in quel momento ha estratto un dritto profondo che ha iniziato a spostare gli equilibri.

“Nel primo set ero molto nervosa, non riuscivo a muovere i piedi. Era chiaro che non stessi giocando al 100%. Pensavo che sarebbe stato bello se fossi almeno riuscita a giocare al 70%” ha detto dopo il match Osaka, che contiene moltitudini e non sempre le tiene insieme come un’orchestra, sui social intesse l’ultima hit pop, il video dei gattini, gli allenamenti, le prese di posizione contro il razzismo. “Nel secondo, andare subito sotto di un break non mi ha aiutato, Ho pensato che dovevo essere positiva, che almeno dovevo fargliela sudare la partita”.

I colpi da fondo di Osaka cominciano a viaggiare più profondi, il dritto si fa più sicuro anche in lungolinea, con i primi colpi nello scambio contrasta Azarenka che cerca di muoverla spesso verso sinistra dopo il servizio o risposta per poi attaccare decisa con il dritto in diagonale. La giapponese colpisce più in anticipo e lo spettacolo ne guadagna. Imbattuta dopo il lockdown, Osaka ha preso in mano il filo della partita e vinto gli ultimi quattro game di un secondo set chiuso con 16 vincenti a 14 e 5 gratuiti contro i 10 di Azarenka che ha vinto meno della metà dei punti con la prima.

Il break del 3-1 sembra avvicinare la conclusione della finale. Azarenka però conserva ancora gli occhi della tigre, della campionessa che ha vinto 133 partite in 50 Slam e sa come pensare tennis ad alto ritmo. Sfrutta bene il campo quando gioca d’incontro, recupera il controbreak sul 4-3 e si concede uno spiraglio, che dura quanto un’occhiata al di là del muro.

“Sono state tre splendide settimane di tennis” ha detto Azarenka. “Era da tanto tempo che non ottenevo risultati così, sono davvero felice. Certo, oggi avrei preferito vincere ma per me non cambia tantissimo. In campo ho dato tutto, credo di aver fatto grandi progressi. E’ andata così, ma mi sono molto divertita. E sono fiera di me”.

Azarenka restituisce il break e la campana dell’ultimo giro di giostra suona. Non è un buon presagio, nonostante riesca a salvare un match point a chiudere un’esibizione di forza uguale e contraria nella ricerca della massima spinta sulle diagonali. Si arrende su un ultimo rovescio in rete, il ventiduesimo errore contro i 26 di Osaka che ha piazzato anche quattro vincenti in più, 34 a 30. Alla prima finale Slam in sette anni, Azarenka ha vinto appena nove punti con la seconda. La giapponese ha ottenuto quasi metà dei punti in risposta. Dato che la matematica non è un’opinione, il suo sesto titolo in carriera si spiega soprattutto così. (163)

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