US OPEN : Serena si salva contro Sakkari, bene Azarenka e Pironkova

A. Mastroluca per www.supertennis.tv

(Foto USTA e P.Boren)

Il 7 settembre 1958 Althea Gibson, prima tennista nera a vincere uno Slam, conquistava il suo secondo US Open di fila. Il 7 settembre 2020, Serena Williams completa la rivincita su Maria Sakkari.

 

Al Western & Southern Open, spostato qui da Cincinnati la settimana prima dello US Open, aveva perso dopo essere stata avanti di un set e 4-1 nel tiebreak del secondo. Allo US Open, chiude con 30 errori contro 35 e 38 errori contro 43, soffre in una partita non bellissima ma vince 63 67(6) 63. Continua così a inseguire il 24mo Slam in singolare e il record di Margaret Court.

Affrontare la stessa avversaria in due tornei consecutivi, ha detto, “non è niente di strano. Quando hai perso la prima volta, fa anche bene tornare in campo e provare a fare un po’ meglio”. Ha detto di essere concentrata sul presente, su un torneo in cui vanta il record di ace messe a segno, 44 con i 12 di oggi, e ha servito la prima più veloce nel singolare femminile a 199,5 km/h. Serena ha vinto più partite di tutte nei tornei dello Slam e si è spinta per la 53ma ai quarti.

Nel suo diciottesimo ottavo di finale in venti partecipazioni allo US Open, ha spento la speranza di Sakkari di diventare la prima giocatrice greca nei quarti di uno Slam. “Serena è Serena” ha detto in conferenza stampa la testa di serie numero 15, sconfitta nel primo confronto in Hopman Cup. “Con lei, devi giocare una gran partita o non hai chances” aveva detto alla vigilia la greca, che ha pagato nel finale il break subito nell’ottavo gioco del terzo set con troppi errori di dritto. Serena è andata a servire per il match e non le ha permesso di rientrare in partita.

Serena incontrerà Tsvetana Pironkova che non giocava un torneo da tre anni, causa maternità. La bulgara ha perso agli ottavi il primo set del suo torneo, ma ha sconfitto comunque 64 67(6) 63 Alize Cornet. La francesecontinua ad aspettare il suo Godot. Ha giocato 57 Slam e non ha mai superato gli ottavi. “E’ tornata come se nulla fosse successo, e sta giocando il tennis migliore della sua vita: è impressionante” ha detto alla vigilia Cornet parlando di Pironkova, capace di eliminare Garbine Muguruza e Donna Vekic, teste di serie numero 10 e 18.

La bulgara mantiene il controllo del gioco nel primo set, grazie a un break in avvio e una maggiore profondità di palla. In un secondo set più altalenante, Cornet salva un match point sul 5-4 grazie a un’eccellente risposta e prende il largo nel tiebreak (6-3), chiudendo però solo al terzo set point su un dritto slice largo dal centro di Pironkova. La sua partita, però, finisce sul 3-3 del terzo: non vincerà più un game.

Pironkova sfiderà per la quinta volta Serena, con cui ha sempre perso, la prima da Cincinnati 2015. Dopo Wimbledon 2017, il suo ultimo torneo prima di questo US Open, l’ex semifinalista ai Championships è rimasta a Plovdiv con il marito, il piccolo Alexander, consacrata alla famiglia e a una nuova carriera da imprenditrice. Ha creato la Pironetic, brand di abbigliamento sportivo che rappresenta anche come modella. Ha annunciato la volontà di rientrare sul circuito a marzo, mentre il circuito si stava fermando per il COVID-19. “Mi ha dato più tempo per prepararmi” ha spiegato, “senza la pandemia non avrei potuto essere qui allo US Open”.

Sofia Kenin, campionessa dell’Australian Open, poteva diventare la prima a vincere due Slam di fila dopo Naomi Osaka che ha trionfato a New York nel 2018 e a Melbourne nel 2019. Come nel primo Slam del 2020, stagione dal calendario stravolto per il coronavirus, anche allo US Open Kenin ha sconfitto la tunisina Ons Jabeur. Le mancano i tifosi, ha detto, “ma so che da casa mi seguono e mi supportano”.

La testa di serie numero 2 però è caduta nella terza sfida, faccia a faccia, con la belga Elise Mertens, che aveva perso solo sedici game nei primi 3 turni. Nessuna delle due aveva  ancora ceduto un set.

Kenin l’aveva sconfitta due volte su due, a Mallorca sull’erba e in rimonta a Wuhan sul duro, una delle partite migliori del 2019. Kenin aveva ricordato in conferenza stampa, dopo il successo su Jabeur, la sfida in Cina. “E’ stata una partita molto lottata, due o tre punti hanno fatto la differenza. Sarà un match molto fisico, lei sta giocando molto bene” ha detto Kenin.

Mertens è stata molto aggressiva e ha chiuso 6-3 6-3,  raggiungendo le 23 vittorie in stagione, un record. L’anno scorso, a New York si è fermata nei quarti contro Bianca Andreescu che avrebbe conquistato il suo primo titolo in un major. Questa volta l’eventuale pass per la sua seconda semifinale Slam (dopo quella del 2018 agli Open d’Australia) lo dovrà chiedere a un’ex n.1, la bielorussa Victoria Azarenka.

 

Vika sta vivendo il suo periodo migliore dopo la maternità. La bielorussa ha vinto le ultime nove partite, compresa quella, decisamente combattuta, di ieri notte contro la ceca Karolina Muchova, testa di serie n.20 del torneo. Ha servito forte e picchiato altrettanto forte da fondocampo la 24enne di Olomouc, volando subito 4-1 e poi chiudendo il primo set 7-5. Azarenka le ha preso pian piano le misure, ribaltando la situazione nel secondo e poi lottando punto a punto nella partita decisiva, quando la n.26 del mondo è tornata in campo dopo una pausa con un grosso cerotto sulla gamba sinistra. Vika l’ha messa sotto pressione, costringendola a scambi lunghi e continui spostamenti. E alla fine ha chiuso 5-7 6-1 6-4.

 

Ha scelto di non stare in hotel, ma in un appartamento con sua madre e con il figlio Leo. “Penso che sia la cosa giusta, mi piace stare in un ambiente più privato, soprattutto quando mio figlio è con me ai tornei. Mi posso adattare ovunque, ma quando c’è lui con me le priorità cambiano” ha detto Azarenka.

 

Due volte finalista allo US Open (2012 e 2013), altre due volte nei quarti a New York (2014, 2015), si aspettava “una battaglia molto divertente” contro Muchova.

 

Non si erano mai incontrate in singolare, anche se “Vika” ha ricordato di essere stata sua avversaria in doppio. “In quell’occasione servì tanti ace. Davvero non manca un servizio. Qui ha giocato alcune ottime partite. Affrontare un’avversaria giovane e molto pericolosa è molto stimolante” aveva detto Azarenka.

 

Alla fine era raggiante: “E’ stata una grande partita – ha dichiarato, ancora madida di sudore sul campo – ho dovuto tirare fuori tutto quello che avevo. Spero che chi ci ha seguito in tv se la sia goduta: io mi sono divertita un sacco”. Karolina Muchova di sicuro un po’ meno. (84)

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