Adriano Panatta : “Gli Internazionali? In ottobre.”

Stefano Semeraro per “la Stampa”

(Foto Patrick Boren)

Le Olimpiadi spostate al 2021, Parigi che si giocherà forse a ottobre, persino Wimbledon a rischio. Adriano Panatta questo momento terribile anche per lo sport lo sta trascorrendo a Treviso, dove vive e ha da poco aperto un nuovo centro tennis.

Panatta, come convive con l’ emergenza coronavirus?
«Come tutti: sto in casa, non mi muovo, esco una volta alla settimana per fare la spesa. Basta».
Il tennis le manca?
«È l’ ultimo dei problemi. In questo isolamento forzato però si ha più tempo per cose che di solito trascuriamo. Ad esempio pensare: a quello che potrai fare, a quello che ti impediranno di fare dopo. Le preoccupazioni sono tante»

Dicono che ci aspetta un mondo diverso: ci crede?
«Paragonano questo momento al dopoguerra, cioè il periodo in cui l’ Italia, fino al boom degli anni ’60, ha dato il meglio. Speriamo si ripeta quel fenomeno. Spero che i nostri governanti abbiano capito che le priorità devono essere diverse. I tecnocrati europei non l’ avevano capito».

Viviamo in un mondo globalizzato
«La globalizzazione è una grandissima boiata: si può dire?».

E il tennis è il più globalizzato degli sport.
«Infatti non mi piace per niente. Tutto quanto è pensato per i grandi gruppi, che ormai fanno il bello e cattivo tempo».

Si gioca da gennaio a dicembre, toccando 64 paesi.
«A me degli Australian Open non importava nulla. È vero che gli spostamenti erano più difficili, ma io volevo giocare bene Roma, Montecarlo – dove purtroppo non mi è mai riuscito -, Parigi, la Coppa Davis. Andavo a Wimbledon perché ci dovevo andare. Il segnale più brutto è stato proprio aver distrutto la Coppa Davis».

Le esibizioni fanno più pubblico di un match normale: segno dei tempi?
«Vogliono lo spettacolo. Ma lo sport è fatto anche di altre cose».

Il Roland Garros ha deciso di spostarsi a settembre senza chiedere permesso a nessuno: giusto?
«Sono d’ accordo con il Roland Garros, che ha una storia centenaria. Fine settembre è una collocazione giusta, anche se per i giocatori passare dal cemento alla terra battuta è un piccolo problema. Io lo avrei spostato anche una settimana più tardi».

Federer, che organizza nelle stesse date la Laver Cup, non l’ ha presa bene.
«Federer mi sta anche simpatico, ma si è fatto una società per conto suo, se ne farà una ragione. Non possiamo andare dietro a lui».

Gli Internazionali d’ Italia sono sospesi: meglio annullare o rinviare?
«Vanno recuperati. Ottobre va benissimo, anche dopo Parigi. Ha presente le famose ottobrate romane? A Roma maggio come clima non è meglio di ottobre, anzi».

Montecarlo ha deciso di fermarsi un anno.
«Mi dispiace molto. È un crocevia romantico fra i tornei americani e la terra battuta».

Gli appuntamenti da ricollocare stanno diventando tanti: che fare?
«Faccio un appello ad Andrea Gaudenzi, il Presidente dell’ Atp. Non gli chiedo, da italiano, di favorire l’ Europa, ma le istituzioni del tennis hanno il dovere di salvaguardare i tornei che hanno più tradizione. Giocare a Phoenix, Arizona, non è più importante che giocare a Roma. Bisogna che tutti se lo mettano in testa».

I tennisti di secondo piano soffrono economicamente per il blocco.
«Mi dispiace. Ma sono più preoccupato dell’ operaio della Finsider».

Ha sempre detto che il suo tennis faceva “pof”, invece del “bang” di oggi. Come sarà il tennis dopo il silenzio?
«Si ripartirà gradualmente, ma tutto tornerà come prima: ciascuno cercherà di fare il proprio interesse».

I grandi vecchi come Federer patiranno di più la pausa?
«Di solito, quando c’ è uno stop forzato di qualche mese, alla ripresa è avvantaggiato chi ha più talento. I giocatori meccanici, costruiti, faticano di più»

Quale sarà la prima cosa che farà quando sarà finita l’ emergenza?
«Prima andrò a trovare i miei figli e i miei nipotini. Poi organizzerò una cena con gli amici. Speriamo di riuscire a fare un po’ di ironia anche su questa brutta cosa, quando sarà finita. L’ ironia batte tutto». (71)

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