Parola di Gianni Clerici “Sinner sarà un campione”

Gianni Clerici per la Repubblica
Per diverse ragioni mi è accaduto di seguire gli inizi di carriera di quattro grandi tennisti, tra i quali non annovero Jannik Sinner, Rosewall, Laver, McEnroe e Lenglen.
Suzanne Lenglen non la vidi nemmeno, ma su di lei svolsi settantatré interviste a persone che l’ avevano conosciuta. Con Rosewall giocai quando sbarcò a Rapallo per un Next Generation dei tempi e poi quando incontrò Gardini al Roland Garros – Fausto mi disse dopo la vittoria:
«Questo qui non lo batto più, la prossima volta». Il padre di Mac, avvocato, disse a me e a Rino Tommasi: «Keep an eye on my son please, when he’ ll be in Europe» (date un occhio a mio figlio, per favore), e il fenomeno usci dalle qualificazioni per inoltrarsi a Wimbledon. Sinner lo guardo ogni sera in televisione, anche perché mi hanno proposto di rifare un libro chiamato Il tennis facile, con foto sue al posto delle mie.
Finora Sinner ci ha mostrato il suo grande talento nel battere due grandi atleti come Tiafoe, americano, e Ymer, svedese. Lo aveva segnalato a Riccardo Piatti il suo fraterno collaboratore Massimo Sartori: «L’ avevo visto piccino vincere il torneo di Ortisei, dove ritornerà la settimana ventura. Mi era parso promettente per la sua facilità di imparare. La prima volta che l’ ho visto sull’ erba pareva nato lì, per la sua facilità di apprendimento ». La prima sera del torneo milanese Jannik è parso addirittura superiore sul diritto a Tiafoe, per non parlare del rovescio a due mani che accelerava ad ogni accelerazione dello statunitense.
La seconda ha trattato Ymer come uno sparring partner e, dopo l’ infinluente sconfitta di ieri con Humbert – 4-3 (5) 3-4 (3) 4-2 4-2 – stasera in semifinale sfiderà Kecmanovic. I suoi colpi sembrano esistere dai tempi dell’ asilo, dal giorno in cui, come tutti gli sportivi della sua zona, poteva essere uno sciatore. Forse potrebbe andare di più a rete, ma lo farà seguendo i suggerimenti di Piatti che, non dimentichiamolo, ha tenuto a battesimo Djokovic fino al giorno in cui i parenti del serbo non gli chiesero in dono 12 biglietti del Roland Garros. Non si è mai visto, insomma, un tennista italiano più dotato, e lo posso affermare proprio io che ho incontrato su un campo del vecchio Parioli Nicola Pietrangeli sedicenne. (192)

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