{"id":4798,"date":"2015-03-23T16:07:31","date_gmt":"2015-03-23T15:07:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.formulatennis.com\/?p=4798"},"modified":"2016-02-14T08:17:29","modified_gmt":"2016-02-14T07:17:29","slug":"lea-pericoli-80-anni-di-storia-del-tennis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.formulatennis.com\/?p=4798","title":{"rendered":"LEA PERICOLI 80 anni di storia del tennis"},"content":{"rendered":"<p><strong>Gianni Clerici per &#8220;La Repubblica&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Noi del tennis, e non solo noi, siamo stati tutti innamorati della Lea. In un paese cattolico come il nostro, \u00e8 difficile sfuggire a un\u2019immagine femminile che idealizziamo, sia quella che non oso dire, sia la mamma, sia la moglie. Insomma, l\u2019amore. Preparandomi a scrivere una piccola celebrazione dei suoi ottant\u2019anni, ho cominciato col telefonare a uno dei miei Editor, per informarlo.<br \/>\n\u00abOttant\u2019anni! \u00bb ha esclamato. \u00abMa sei sicuro? Non \u00e8 che ti sbagli le date, come fai, s\u00ec insomma, da quando sei un po\u2019 suonato. Se sei sicuro lo pubblichiamo, ci mancherebbe. Lo spazio? Per una come lei limiti non ce ne sono \u00bb. Ho allora telefonato a Pietrangeli, anche lui innamorato della Lea. \u00abS\u00ec, certo. Il compleanno si festeggia a Roma, il 22 marzo. Mi chiedi perch\u00e9 non l\u2019ho sposata? Me lo sono chiesto anch\u2019io, pi\u00f9 di una volta. Ma eravamo sempre tutti e due cos\u00ec occupati&#8230;\u00bb.<br \/>\nQuanto a me, mi sono ricordato di averla vista la prima volta al torneo di Wimbledon del 1956, e di essermene subito innamorato, giovane giornalista che ero, al Giorno. Lei aveva giusto vent\u2019anni. Era arrivata in Italia da Addis Abeba, dov\u2019era cresciuta, dove aveva abitato con suo Pap\u00e0, un grande uomo d\u2019affari, che il Negus, Hail\u00e9 Selassi\u00e9, aveva personalmente liberato dal campo di concentramento in cui si sarebbe trovato, nel 1941.<br \/>\nA Wimbledon le tenniste indossavano ancora gonne lunghe sin quasi al ginocchio, solo le americane erano pi\u00f9 disinvolte, con quella che si chiamava sottana-pantalone. Come Lea scese in campo si verific\u00f2 un assieparsi simile a quello che avevo visto per il primo film della coetanea Sofia Loren, i fotografi che si battevano a colpi di gomito, i dirigenti in blazer imbarazzatissimi: ogni volta che Lea colpiva il suo diritto, la sottanella, gi\u00e0 corta sino alla coscia, roteava, facendo s\u00ec che la Divina, come avevo preso a chiamarla, mostrasse l\u2019indumento sottostante, che, non fosse state tanto chic, si sarebbe potuto definire mutandine.<br \/>\nSimile immagine lasci\u00f2 tutti sconcertati, e purtroppo l\u2019ultimo non fu Pap\u00e0 Pericoli, che prese a pensare che il futuro di sua figlia non fosse quello della star di un\u2019attivit\u00e0 ancora indefinibile quale il tennista. Fu allora che ricevette da me una lettera aperta, che ho rivisto con orgoglio negli archivi del Giorno, nella quale lo avvertivo che non si poteva mutare un destino irrinunciabile, non meno di quello di una Carla Fracci.<br \/>\nOltre a me, era innamoratissimo di sua figlia il famoso coach australiano Dinny Pails, allenatore della nazionale italiana. Confuso com\u2019era, il poveruomo cerc\u00f2, come certi mariti anziani, di spingere la giovane a dei mutamenti che imitassero il suo stile, e fu questa la principale ragione per la quale la Lea fu una campionessa meno fulgida di quanto avrebbe potuto. Lea ha infatti vinto molto, ma forse meno di quanto le avrebbe consentito quel fisico da mannequin, come allora si chiamavano le top model.<br \/>\nDopo averle dedicato qualche dozzina di ore di una vita di spettatore riscattata solo dalla sua presenza, le ho chiesto quale dei suoi match ricordasse con pi\u00f9 emozione, oltre alle prime partite milanesi, il titolo junior italiano del 1952, il tempo in cui si divideva tra San Siro, incapace di dimenticare il suo cavallino d\u2019Africa, e tanto disinvolta in groppa che qualcuno prov\u00f2 ad offrirle la possibilit\u00e0 di una gara, contro autentici fantini.<br \/>\nForse il primo successo internazionale a Crans Montana? Forse gli ottavi di finale al Roland Garros, a soli vent\u2019anni, che equivalevano a sedici delle attuali contemporanee, prodotte e ipersviluppate in laboratori tennistici? Non poteva dimenticare, certo, i successi su tre Number One mondiali quali Ann Haydon, Virginia Wade, e l\u2019inventrice del femminismo tennistico, Billie Jean King. Ma anche le cinque finali romane insieme a Silvana Lazzarino, e, sempre con quella che battezzai Minnie, i tre consecutivi titoli a Montecarlo, sua citt\u00e0 adottiva, e la supercoppa d\u2019argento offerta da un gentiluomo dal nome indimenticabile, Lord Highlife.<br \/>\nNel parlare di successi, non posso evitar di citare quel che \u00e8 insolito tra gli sportivi, spesso campioni con il corpo in tradizionale opposizione alla mente. Come ebbe terminato di assemblare i 27 titoli italiani, Lea prese a scrivere, anticipando due attivit\u00e0 spesso in contrasto quale giornalismo scritto e parlato. Inizi\u00f2, con la Lettera 22, alla Notte, per essere notata da quel genio di Montanelli, che forse se ne innamor\u00f2 anche lui, e passare al Giornale. Ma non solo di tennis, com\u2019era attendibile, prese ad occuparsi.<br \/>\nSi ritagli\u00f2 una memorabile parte di giornale, sino a due pagine che disegnava, con una notoriet\u00e0 non inferiore a Maria Pezzi, la Number One della moda. Poich\u00e9 Lea era abituata a superare match in tre set, insieme al giornalismo giunse anche la Tv. Telecronache di tennis, quale primo commentatore femmina in Italia, ma anche altro, e quale altro.<br \/>\nA Montecarlo, dove spesso soggiornava, amata dal principe Ranieri, inizi\u00f2 un gioco chiamato Paroliamo, e, con il famoso Jocelyn, a Parigi, una Caccia al Tesoro in elicottero, anche perch\u00e9, confessa ridendo, era l\u2019unica donna ad esprimersi disinvoltamente in tre lingue. Il giorno in cui Lea chiese a Montanelli di correggerle un pezzo complicato, ebbe un\u2019inattesa risposta: \u00abNon correggo neanche me stesso, ci mancherebbe con te. Ma perch\u00e9, quando sei libera, non ci provi con un libro?\u00bb.<br \/>\nGiunse cos\u00ec un libro insolito, Questa magnifica vita, nel quale Lea affermava, con ininterrotti esempi, quanto sia da vivere positivamente la vita, quel che spesso dimentichiamo in una somma di contrariet\u00e0, sfortune, fastidi o semplicemente contrattempi. Segu\u00ec un volume di successo, forse non sufficiente tuttavia per la storia di un\u2019italiana che aveva abitato una Colonia, e l\u2019aveva amata quasi fosse la patria. Lea racconta la sua fortunata infanzia e le storie minime di quel continente, che non cessa di visitare ogni anno: un diario che, quando lo lessi e recensii, non mi trattenni dal definire addirittura simile a My Africa, di una scrittrice che ebbi l\u2019onore di conoscere, Karen Blixen.<br \/>\nFu poi la volta di C\u2019era una volta il Tennis, una biografia della quale il nostro amico Nicola non pu\u00f2 non essere fiero, il lungo ricordo di una affettuosa amicizia di sessantenni, forse il modo migliore di trascorrere una vita parallela. E, ingiustamente scambiato per comuni fiabe africane, un testo poetico di grande creativit\u00e0, L\u2019angelo capovolto. Se queste righe hanno incuriosito il lettore, questi potr\u00e0 chiedersi cosa faccia ora la protagonista.<br \/>\nOltre ad occuparsi di attivit\u00e0 benefiche ovvie per chi, come lei, \u00e8 stata vittima di non uno ma due tumori felicemente sconfitti, Lea gioca spessissimo a golf, iniziato dopo il tennis, un gioco in cui ha raggiunto l\u2019eccellenza con un handicap di 13. Ed \u00e8 stata eletta al ruolo congeniale di Madrina del nostro tennis, capace di eleganti sintesi nel consegnare le coppe dei nostri Campionati Internazionali d\u2019Italia, a Roma, mentre il pubblico l\u2019applaude, insieme alle vincitrici. Insomma, ne sono ancora innamorato, ed \u00e8 un privilegio che mi sia stato chiesto questo articolo. (1747)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gianni Clerici per &#8220;La Repubblica&#8221; Noi del tennis, e non solo noi, siamo stati tutti innamorati della Lea. 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