ATP Finals : Berrettini supera Thiem, prima vittoria di un italiano alle Finals

(Foto Patrick Boren)

da supertennis.tv

Una piccola impresa. Ma comunque un’impresa. Matteo Berrettini batte in due set Dominic Thiem (7-6 6-3 il punteggio, in un’ora e 16 minuti) e entra nella storia del nostro tennis ai massimi livelli. Come qualcuno che è arrivato a portare la maglia azzurra su una vetta che l’azzurro non l’aveva mai visto. La prima partita vinta alle Atp Finals, quelle che una volta si chiamavano Masters. Uno degli “Ottomila” nell’Himalaya del tennis, una vetta dove arrivano solo otto aquile reali. E lui sa volare alto, così alto: i 15.000 della O2 Arena di Londra hanno visto che cosa sa fare. Ed è solo l’inizio.
Dominic Thiem aveva battuto sia Roger Federer che Novak Djokovic, a distanza di due giorni uno dall’altro. Il suo impatto su Matteo Berrettini è però completamente diverso da quello dei due mostri sacri, anche se in questo momento l’austriaco è più forte di loro.

La differenza è tutta nella testa, nella partita che si gioca prima… che si giochi la partita. Thiem ha solo 3 anni più di Matteo anche se è professionista dal 2001. Quando Roger ha vinto il suo primo Slam era un bambino anche lui, aveva 10 anni. Il grande tennis era ancora una cosa da sognare, come per l’azzurro, Federer e Nadal erano delle icone anche per lui.
Di certo Berrettini lo rispetta ma non ne subisce il peso emotivo: se Thiem vuole vincere deve farlo con i colpi, il gioco. Punto. Quest’anno gli è riuscito a Vienna, a casa sua, alla fine di un match di semifinale tiratissimo. Poco prima, nell’Atp Masters 1000 di Shanghai ha subito il devastante uno-due, servizio-diritto dell’italiano e ha dovuto abbassare la testa, dopo due soli set. A Londra questa storia cinese si ripete.

L’inizio del match è sui binari previsti: si coglie, certo, che l’austriaco viene da due partite vinte straordinarie, specie la seconda contro Djokovic, mentre l’azzurro da due sconfitte, particolarmente dura la prima, proprio contro Djokovic, che affrontava per la prima volta in carriera.
Matteo deve riassestare, riconvalidare l’autostima; Dominic ne ha accumulata un’autobotte.

Quando serve Thiem, e non piazza subito il vincente, si finisce inevitabilmente a confrontarsi sulla diagonale del rovescio, dove l’allievo di Edoardo Massu si sente molto sicuro. Cerca così di evitare il diritto letale di Berrettini.

Al contrario, Matteo, batte per fare punto diretto o, come minimo, aprirsi il campo per chiudere il punto con il diritto.

Basta però un buon passante di rovescio del nostro, nel terzo gioco per scrollarsi di dosso tutte le ruggini dell’incertezza: il match è pari. E Matteo ci crede fino in fondo, al punto che nel terzo turno di servizio, sul 2-3, chiude con due rovesci vincenti, lungolinea, consecutivi.

In tribuna, a godersi lo spettacolo, anche Thomas Muster, barba quasi del tutto bianca, aria stropicciata, il n.1 del mondo austriaco di fine Anni Novanta che Thiem viene portato a emulare. Un grande combattente da fondocampo, specialista del rosso come lui.

Le grandi potenzialità di Berrettini sono certificate dal fatto che, quando esprime pienamente il suo tennis, Thiem finisce spesso lontano dalla palla, spedito in giro per il campo come nemmeno Federer e Djokovic riescono a fare.

E arriva anche per primo al break, il Matteo nazionale, con un game di risposta straordinario, arricchito da un lob millimetrico e da una difesa, sullo 0-30, con sapientissimi rovesci tagliati che alla fine portano al ‘quindici’ e strappano l’applauso anche all’avversario.
Sul 5-4, con il servizio a disposizione, lo tradiscono un paio di tocchi offensivi. E si deve ricominciare. Per poi giocarsela al tie-break, che è un’apoteosi.

Spettacolare il vincente in back di rovescio lungolinea, in controtempo, con cui Berrettini si issa sul 3-0. Un colpo così a Londra non si vedeva da anni, nemmeno Federer ci si era cimentato.
E’ il miglior Matteo del 2019 quello del gioco decisivo: lo incamera 7 punti a 3 senza dare la minima chance al sicuro semifinalista di queste Atp Finals.

Nella seconda partita l’equilibrio dei servizi si rompe al sesto gioco, quando dalle gialla Head Extreme di Berrettini esce un’altra magia inedita: un passante in corsa di rovescio, piatto, di controbalzo e giocato con una sola mano, che fa esplodere la O2 Arena. E’ il ‘quindici’ che lo porta alla palla-break, poi trasformata con un altro diritto esplosivo, fumante. Matteo ormai vola.

Vola a conquistare la prima vittoria in singolare di un italiano da quando esiste il Masters. Qualcosa che non era riuscito nemmeno a Panatta e Barazzutti.
Vola a conquistarsi 200 punti per la classifica Atp, che male non fanno e fastidio non danno: un match che da solo vale quasi come la vittoria in un torneo Atp 250. Vola a intascarsi anche i 215mila dollari del montepremi di questa partita. Un bel modo per festeggiare una stagione fantastica, con amici e parenti. Dovrà farlo subito, stasera. A Madrid lo attende con ansia la squadra di Coppa Davis. Una delle più forti che abbiamo mai avuto.

Queste le sue prima parole, a caldo, sul campo: “Sono molto orgoglioso di me stesso. Sono contento per me, il mio team, la mia famiglia, i miei amici. Non avrei mai pensato all’inizio della stagione di poter essere qui ed è grazie a loro che ci sono riuscito. Bello chiudere con una vittoria”. Bello sì, davvero bello. Grazie Matteo (83)

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