ROLEX MONTE-CARLO MASTERS : Super Fognini in semifinale

(Foto Brigitte Grassotti)

da www.federtennis.it

Due volti per due rimonte. A Montecarlo, nella settimana di Pasqua, la passione porta Fabio Fognini alla terza semifinale in un Masters 1000 in carriera. Non aveva più vinto due partite di fila dall’Australian Open. Contro Andrey Rublev per un set e mezzo e contro Borna Coric almeno per il primo, si è visto il Fabio Fognini più spento. Ma ha cambiato le partite, ha sparigliato destini e fortune e a sei anni di distanza dal 2013 è tornato in semifinale nel Principato.

Il lunghissimo sesto game del secondo set contro il russo, il serve and volley sul 2-1 nel terzo contro Coric diventano epifanie di un bivio affrontato nella direzione giusta. Mentre a Montecarlo cala la luce e sale un tifo caldo, Fognini, destinato a tornare numero 1 d’Italia la prossima settimana, si esalta. Il terzo set nel quarto contro Coric è il più efficace per vincenti di dritto e di rovescio. Illumina, contiene i gratuiti, guadagna certezze e convinzione. Vince più punti negli scambi brevi (42 a 38 sotto i cinque colpi) e in quelli più lunghi. Incide più dell’avversario con la seconda e in risposta, come nell’ottavo di finale rifiuta l’idea della sconfitta. Rimette al centro della scena il nuovo, vecchio, Fognini, capace di vincere tre tornei (San Paolo, Bastad e Los Cabos), centrare la finale a Chengdu e due ottavi Slam (Australian Open e Roland Garros) in un 2018 scandito da 47 vittorie complessive.

In equilibrio tra orgoglio e passione, riprende orizzonti di gloria nell’attesa di ritrovare Rafa Nadal. L’ha battuto due volte sul rosso, è uno dei soli sette cavalieri capaci di domare sulla sua superficie il miglior interprete di sempre del tennis su terra battuta: Djokovic (7 successi), Gaudio, Thiem (3), Ferrer, Federer e Murray (2) sono gli unici giocatori che, come lui, siano riusciti a replicare almeno due volte un’impresa tra le più difficili nel tennis moderno.

Fognini l’ha sconfitto due volte nel giro di poche settimane, nel 2015. Il 21 febbraio a Rio, nel cuore del carnevale che magnifica i contrasti, ribalta la partita da sotto 6-1 2-1. Con la magia sul match point, il rovescio stretto sul rovescio di Rafa avvelenato dal nastro, mette fine alla serie di 52 vittorie consecutive dello spagnolo in semifinale sul rosso e lo condanna alla 25esima sconfitta in carriera su questa superficie. La singolare, speculare simmetria dei numeri fa evaporare le certezze del maiorchino in una nuvola rossa di nervosismo. Nadal se la prende con Carlos Bernardes, Fognini diventa il secondo italiano ad aver battuto il maiorchino dopo Seppi, che ci riuscì in un altro 21 febbraio, giorno del suo compleanno, nel 2008.

La replica matura a Barcellona, dove a Nadal intitoleranno il campo centrale. È uno dei tre tornei che ha vinto più di dieci volte, come Montecarlo e il Roland Garros. È la città dove lo zio Miguel Angel, “La bestia”, si reinventò nel Dream Team di Johan Cruyff. Rafa annulla due match point nel tie-break del secondo set, ma Fabio dimentica i pensieri negativi, la prospettiva di un eventuale terzo set, fa leva sull’orgoglio, sulla scintillante ispirazione e lo costringe ai due ultimi gratuiti. Vince 6-4 7-6, rivendica che il successo è merito suo, non demerito dello spagnolo.

A Montecarlo, Nadal ha perso solo due volte in carriera, sempre contro Djokovic. Fognini, sicuro di rientrare in top 15, ricomincia dal Principato. Ricomincia dalla terza semifinale in un 1000, dall’ambizione della terza vittoria sul rosso su Nadal. Ricomincia da tre. Il numero dell’energia e dell’immaginazione, della creatività e della geometria. Il numero di chi viaggia oltre i limiti, al di là dei confini. (121)

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