Tutti i problemi di Rafael Nadal quando gioca con Novak Djokovic (Australian Open 2019)

La finale di Melbourne del 2019 in cui Novak Djokovic ha vinto con facilità 63, 62, 63 contro lo spagnolo Rafael Nadal in tre sets con un punteggio che non ha manifestato particolari difficoltà per il serbo fornisce alcuni spunti tecnici che ci permettono di analizzare i colpi dei due giocatori in relazione ai principali moti dei fondamentali del tennis. Visto che i due giocatori utilizzano solo dritto e rovescio e molto limitatamente gli altri colpi come tutti i giocatori moderni del resto. L’analisi si riferirà ai colpi fondamentali da fondo campo.

Le grandi difficoltà che riscontra Nadal sono naturalmente da considerarsi strettamente legate alle caratteristiche tecniche e fisiche del serbo, ai campi molto veloci e alla natura esecutiva dei suoi colpi.

Mobilità, innesco del secondo pendolo, eccessive rotazioni e colpi meno penetranti sono i dazi che Rafa paga sia sul dritto che sul rovescio quando gioca contro il Djokovic, il quale dall’altro lato con la sua altezza e il rovescio bimane non soffre il rimbalzo e le rotazioni del dritto di Nadal specialmente sui campi veloci.

Quello che accade semplicemente quando Rafa gioca contro Nole nelle condizioni della finale di Melbourne è che non riesce a mettere tutta la massa del proprio braccio all’interno del colpo. Chiude leggermente troppo presto, scappa con l’avambraccio in altezza con la conseguenza che la palla è poco penetrante e anche se rimane sufficientemente carica di rotazioni queste non sono in grado di mettere in difficoltà il serbo. Le condizioni di gioco sulla terra dovute alla maggiore restituzione del rimbalzo rendono questa condizione di gioco dello spagnolo meno problematica perché comunque il rimbalzo alto rende meno attaccabili suoi colpi da parte del serbo e dall’altro lato Nadal ha più tempo per preparare le proprie esecuzioni limitando il numero dei colpi meno efficaci.

Sul veloce e contro Djokovic che gioca nel flusso (flow) la situazione può assumere connotati drammatici e sopratutto divenire irrecuperabile.

Avendo meno tempo nella preparazione dei colpi e con un fisico di massiccia struttura che li rende più macchinosi nei movimenti Rafael rimane impigliato nella tela di Djokovic, il quale prende sempre più campo e riduce i tempi di preparazione allo spagnolo.

Dall’altro lato del campo Nadal, in difficoltà ad organizzare i propri colpi come è abituato, non riesce a trasferire bene il peso del corpo e a usare un asse di rotazione che includa l’intero braccio nella dinamica del colpo.

L’impressione è che per uscire dalla pressione cerchi di aumentare la velocità del braccio, ma in condizioni di preparazione precaria l’innesco di un doppio moto pendolare, che ad alte velocità è tendenzialmente caotico, gli fa aumentare i margini di errore. Questo accade anche perché con un lieve ritardo, sopratutto a questi livelli, se non si riesce ruotare in tempo le spalle verso la rete il braccio (sia sul dritto che nel rovescio bimane) è bloccato dal corpo nel suo avanzamento e viene naturale chiudere il colpo in anticipo. L’insicurezza a questo punto cresce e Nadal si trova stretto nella morsa tennistica del serbo.

In queste condizioni di “fuga” del braccio verso l’alto e l’eccessiva rotazione degli avambracci per una chiusura anticipata la palla dello spagnolo resta comunque debole, corta, e con un margine di errore superiore. Non molto, ma quanto basta e nel tennis basta veramente poco.

Novak non può che prendere sicurezza e spingere i propri colpi sempre più linearmente in modo che siano penetranti e cerca gli angoli in modo da non permettere a Rafa di uscire dalle condizioni di gioco in cui si trova.

Dove sia l’inizio di queste problematiche non è facile da dire ci sono probabilmente più concause. La prima di tutte è da ricercare nelle superfici veloci, un’altra nell’età di Nadal che probabilmente non gli consente più di avere la rapidità di una volta, una ulteriore risiede nella connaturazione dei suoi colpi per organizzare i quali ha bisogno di un po’ più di tempo.

Come se ne può uscire? Ammesso che si possa se ne esce comunque male e con molte difficoltà. Dal punto di vista tecnico lo spagnolo dovrebbe riuscire a modificare leggermente l’esecuzione dei suoi colpi per renderli più efficaci sul veloce. Cercare soluzioni più lineari, penetranti e magari meno cariche di rotazioni. Evitare di uscire dal colpo verso l’alto e fare in modo che l’avanzamento dell’intero braccio svolga una funzione di trascinamento in avanti dell’intero peso del corpo. Ma agire su meccaniche di esecuzione consolidate in un momento avanzato della carriera non è semplice né scontato nella sua riuscita. (212)

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