US OPEN : Sloane Stephens regina di New York

US OPEN : Sloane Stephens regina di New York

da www.federtennis.it

A volte i sogni si avverano. Con un po’ di ritardo magari, rispetto alle attese, ma si avverano. Ed a volte devi toccare il fondo (del ranking) prima di riuscire a risalire. E’ arrivato così il primo trofeo Slam per Sloane Stephens, trionfatrice ali Us Open femminili che si sono conclusi sul cemento di Flushing Meadows. In una finale tutta a stelle e strisce la 24enne di Plantation, numero 83 del ranking mondiale, ha sconfitto per 63 60, in un’ora ed un minuto di gioco, Madison Keys, numero 16 Wta e 15esima testa di serie. E Sloane è diventata la prima giocatrice americana a non chiamarsi Williams di cognome ad aver vinto un Major dagli Australian Open del 2002, quando ad imporsi fu Jennifer Capriati. Ma la Stephens è diventata anche la terza giocatrice non compresa tra le top-ten a conquistare il titolo a Flushing Meadows da quando esiste il ranking computerizzato (1975): le altre due sono state Kim Clijsters nel 2009 e Flavia Pennetta nel 2015. E la quinta tennista non compresa tra le teste di serie a vincere un trofeo Major dopo O’Neil (Australian Open 1979), Serena (Australian Open 2007), Clijsters (US Open 2009) e Ostapenko (Roland Garros 2017). Nell’Era Open solo tre giocatrici con una classifica peggiore della sua hanno vinto un trofeo Major: anzi tecnicamente una soltanto, Chris O’Neil agli Aus Open del 1978 (n. 111 Wta), perché le altre due, Evonne Goolagong agli Aus Open del 1977 e Kim Clijsters agli Us Open del 2009, non avevano alcuna classifica in quanto rientravano nel circuito dopo un lungo stop (maternità e ritiro).
Era la prima finale tutta americana dal 2002, quando Serena vinse il suo secondo Us Open battendo Venus e, Williams sisters a parte, anche la prima in uno Slam da quando Martina Navratilova superò Zina Garrison nella sfida per il titolo a Wimbledon nel 1990. Da lunedì la Stephens risalirà al numero 17 del ranking mondiale, la Keys al numero 12.
Quest’anno il circuito rosa ha incoronato quattro differenti vincitrici Slam: Serena a Melbourne, Ostapenko a Parigi, Muguruza a Wimbledon e Stephens a Flushing Meadows. Non accadeva da tre stagioni.

LA FINALE DURA MENO DI UN SET

Per entrambe si trattava della prima finale Slam in carriera. Un solo precedente tra le due favorevole alla Stephen che si era imposta in due set al primo turno del Premier Mandatory di Miami. In più la Keys è scesa in campo con una vistosa fasciatura alla coscia destra, che già le aveva dato qualche problema sul finire del suo incontro di semifinale con la Vandeweghe. La cronaca. Primi game giocati con estrema attenzione da entrambe. La prima a provare l’allungo è stata Sloane che nel quinto gioco ha strappato il servizio a Madison e poi ha allungato sul 4-2. La risposta della 24enne di Plantation ha continuato a funzionare benissimo mentre il servizio della 22enne di Rock Island non le ha regalato i punti facili che forse si aspettava, e di cui aveva un bisogno disperato vista la condizione fisica non ottimale. La Stephens ha un gioco più vario e soprattutto è in grado di rimettere in campo qualsiasi palla: la Keys nel nono gioco ha subito un altro break che le è costato il primo set. Nel secondo parziale sull’onda dell’entusiasmo l’americana della Florida è volata sul 5-0, senza incontrare quasi più alcuna resistenza in una Keys che ancora una volta ha dimostrato una certa fragilità: solo nel quinto game con uno scatto d’orgoglio Madison si è procurata quattro palle-break (le prime tre consecutive) ma Sloane si è salvata. E nel gioco successivo ha archiviato l’incontro al terzo match-point con l’ennesimo break, portando a nove la striscia di game vinti consecutivamente (dal 4-3 del primo set). Bellissimo e lunghissimo l’abbraccio tra le due a fine match. Poi la corsa di Sloane ad abbracciare il suo coach Kamau Murray (con il quale lavora da novembre 2015) e mamma Sybil Smith (ex nuotatrice alla Boston University).

ESEMPIO POSITIVO

La nuova regina di New York si è avvicinata all’amica per consolarla e le due hanno atteso la premiazione sedute una di fianco all’altra, proprio come avevano fatto Flavia e Roberta (decisamente più sorridente) in quella fantastica serata di settembre del 2015. ”Sloane è una persona speciale” – ha detto la Keys con le lacrime agli occhi – ”non sono riuscita a giocare il mio miglior tennis ma sono felice per lei e se dovevo proprio perdere sono contenta che sia accaduto contro di lei” – ha aggiunto accennando un timido sorriso -. ”Due mesi fa sarei stata felicissima se mi avessero detto che avrei giocato la finale degli Us Open”, ha concluso. In questa serata newyorkese lo è forse un po’ meno.
Quasi incredula per aver giocato il match della vita nell’occasione più importante la Stephens ha mostrato una gioia tutto sommato contenuta. ”Il 23 gennaio scorso mi sono operata e se qualcuno mi avesse detto che di lì a sette mesi avrei vinto a New York lo avrei preso per matto. Madison è la mia migliore amica nel circuito: è stato un momento speciale affrontarla in questa finale. Avrei voluto che la potessimo vincere tutte e due ma naturalmente non è possibile. Io la sosterrò sempre e so che lei farà altrettanto con me”. E poi ha aggiunto: ”Quando ero piccola mia madre mi porto in un circolo di tennis dove mi dissero che al massimo avrei potuto aspirare ad avere una borsa di studio per una università non certo di primo livello. Mia madre non si diede per vinta, e nemmeno io”.

SLOANE, CHE RIENTRO

E pensare che dopo il lungo stop (praticamente un anno) per infortunio e conseguente operazione al piede sinistro a causa di una fascite plantare la 24enne di Plantation – rientrata al torneo di Wimbledon dove era uscita al primo turno – era scesa fino al numero 957 del ranking mondiale, classifica che aveva solo poco meno di due mesi fa, prima di infilare le due semifinali nei Premier 5 di Toronto (fermata dalla Halep) e Cincinnati (stoppata dalla Wozniacki) proprio nelle settimane precedenti gli Us Open. Per vincere il suo quinto titolo in carriera, il più prestigioso Sloane ha messo in riga Vinci, Cibulkova, Barty, Goerges, Sevastova, Venus Williams e Keys. Lei che nello Slam di casa non era mai andata oltre gli ottavi, raggiunti peraltro solo una volta, nel 2013, la sua stagione migliore. Fino a quest’anno. (87)



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